CNA Reggio Emilia

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9 September
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Vision

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Mentre la missione definisce a partire dal passato e dal presente, la visione orienta il futuro di questo presente, in una relazione continuamente interattiva: quello che siamo oggi condiziona la nostra visione del futuro, e questa a sua volta modifica quello che siamo oggi, rendendo possibile aggiustare costantemente la visione.

IN TERMINI DI VISIONE L'IMMAGINE CHE OGGI LA CNA VUOLE RAFFORZARE È QUELLA DI ESSERE PARTNER DELL'IMPRESA, DIVENTANDO INOLTRE AGENTE PROTAGONISTA DELLO SVILUPPO ECONOMICO, PROMUOVENDO, PIÙ IN GENERALE, LA CAPACITÀ DI GENERARE CONSENSO DI STIMOLARE APPARTENENZA.

SI PROPONE DI ESSERE L'ASSOCIAZIONE LEADER NELLA RAPPRESENTANZA DEL PROPRIO DOMINIO ASSOCIATIVO, IN ALTERNATIVA ALLE ASSOCIAZIONI CHE AGISCONO SU DIVERSI DOMINI O CHE TENDONO AD INVADERE IL NOSTRO.

Non ci interessa rappresentare trecento grandi imprese, anche se fossero le trecento migliori imprese del territorio, né per converso ci interessa rappresentare le frange marginali dell'imprenditoria: quello che ci interessa è rappresentare tutte le tipologie imprenditoriali, le migliaia di imprese del territorio, allo scopo di portarle a livelli medi di eccellenza competitiva nel numero maggiore possibile.

Non fa parte della nostra concezione della società una modalità di creazione della ricchezza che, pur aumentando il Pil, amplifica le disuguaglianze sociali e di distribuzione del reddito.
Leggendo l'articolo dello Statuto che definisce la nostra missione, si evidenzia un principio importantissimo che solitamente sfugge all'attenzione che meriterebbe: la CNA, prima ancora che di rappresentare interessi, si prefigge l'affermazione di "valori".

L'idea perciò portata avanti da Symbola, la Fondazione per le qualità italiane, di sostituire, come indicatore dello sviluppo del Paese, il Prodotto interno lordo con il Prodotto interno qualità (piq) può essere da noi condivisa e sostenuta.

Dobbiamo sempre meglio apprezzare la nostra natura di "associazione di massa", pur con tutte le difficoltà che questa comporta nelle relazioni con i soci e con istituzioni tradizionalmente poco sensibili ai grandi numeri delle piccole imprese.

Il nostro compito è quello di dotare questa grande numerosità di una specifica identità economica ed insieme culturale, connettendola a quel tipo di sviluppo economico che le è proprio, e cioè quello della capacità di creare nuove produzioni e nuovi processi basati sulla creazione di conoscenza, anche tacita, sulla sua diffusione, sulla relazione apparentemente contraddittoria di competizione e collaborazione, sulla capacità di connessione di rete e di filiera.

Quello che ci interessa è, oltre alla capacità creativa frutto dell'intuizione dei singoli, quella più vasta parte del processo creativo che è dato dall'applicazione quotidiana al proprio lavoro inteso come vocazione, come strumento per la realizzazione delle proprie aspirazioni insieme a quelle della società nella quale si agisce ed opera.

Noi intendiamo rappresentare sia le imprese high tech che quelle low tech, sia quelle della hard economy che della soft economy: queste contrapposizioni sono infatti prevalentemente nominalistiche, mentre la realtà delle imprese non si lascia facilmente etichettare in categorie - frutto di un pensiero ed un vocabolario dualistico - così rigidamente ed astrattamente contrapposte.