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Peggiora la crisi del restauro. A rischio il patrimonio storico-artistico

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I flussi degli affidamenti nel settore sono in costante calo, così come le risorse destinate a queste attività da parte del Ministero dei Beni Culturali. L'industria culturale italiana, di cui fa parte il mondo del restauro, produce oltre il 9% del Pil, ma alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio viene destinato dallo Stato soltanto lo 0,09% del Pil, ovvero un centesimo di ciò che produce.

Cna Artistico e Tradizionale lancia un grido di allarme per il mondo del restauro. Peggiora ulteriormente la crisi che affligge l'importante comparto della nostra economia e di pari passo aumenta il rischio per la tutela e la relativa valorizzazione del nostro patrimonio, la nostra più importante eredità. "I flussi degli affidamenti nel settore sono in costante calo, così come le risorse destinate a queste attività da parte del Ministero dei Beni Culturali - si legge in una nota stampa di Cna Artistico e Tradizionale -. Lo stesso Mibac afferma chiaramente, in una sua ricerca, che l'industria culturale italiana, di cui fa parte anche e pienamente il mondo del restauro, produce oltre il 9% del PIL del nostro paese ed alla tutela e valorizzazione del nostro patrimonio viene destinato dallo Stato soltanto lo 0,09% del PIL, ovvero un centesimo di ciò che il mondo della cultura produce in Italia".

Gli affidamenti sono ancora più rallentati, anche a causa del prolungarsi della questione legata alla Disciplina di qualificazione del settore, sempre bloccata, in attesa della modifica dell'art. 182 del Codice dei Beni Culturali. Il successivo allargamento ad 1 milione di euro della soglia di affidamento di alcune tipologie di lavori al di sotto della quale è possibile affidare un appalto in maniera diretta, hanno ulteriormente frenato il mercato dei singoli restauratori e delle piccole imprese.

In merito a tale Disciplina, Cna sta studiando la possibilità di riunire i restauratori in una serie di class action sviluppate a livello territoriale, contro le Soprintendenze e di conseguenza il Ministero dei Beni Culturali, in merito alle disparità di trattamento causate dal comma 1c dell'art. 182 del CBC, qualora la disciplina entrasse effettivamente in vigore. "Non è infatti pensabile caricare sulle spalle dei restauratori, a causa di inefficienze legislativo-burocratiche, 9 anni di inattività legislativa regolamentata da una disciplina transitoria che, dopo tutto questo tempo - si legge ancora nella nota - ha perso di contenuto ed ha causato un forte squilibrio ed una certa discriminazione tra soggetti aventi pari dignità e che hanno svolto e continuano, ove possibile, a svolgere un'importante attività".

La posizione di Cna rimane quella da sempre portata avanti e più volte presentata a tutte le istituzioni competenti e prevede una proposta di modifica che si articola principalmente su tre punti chiave:

1. data la enorme consistenza del periodo transitorio (oltre 9 anni) non è pensabile scaricare le colpe di inefficienze legislativo-attuative sui restauratori. Il riconoscimento ope-legis della qualifica ai restauratori, stabilito dal comma 1 dell'art182 del codice dei beni culturali e del paesaggio, deve dunque essere previsto anche per coloro i quali abbiano conseguito titoli e/o riescano a dimostrare gli otto anni necessari di esperienza, anche per mezzo di lavori svolti alla data di indizione delle sessioni d'esame per le prove di idoneità di cui al successivo punto 2.

2. La prova d'idoneità, con valore di esame di Stato abilitante, deve essere resa sin da subito ripetibile e con cadenza programmata sino alla definitiva entrata a regime del nuovo sistema di abilitazione professionale di livello universitario, al fine di consentire a quanti maturino annualmente i requisiti richiesti di accedere alla prova. Inoltre si ritiene che la prova debba articolarsi nella progettazione e nella esecuzione di interventi di restauro su manufatti suddivisi in ambiti omogenei secondo modalità atte ad accertare le competenze tecniche e professionali dei candidati. I contenuti e le modalità della prova dovrebbero essere meglio specificati e stabiliti da una apposita commissione di cui facciano parte le associazioni datoriali e sindacali dei restauratori.

3. Si ritiene necessario prevedere, di concerto tra il Ministero dei Beni Culturali ed Ambientali, il Ministero dell'Istruzione Università e Ricerca, la Conferenza Stato-Regioni e le principali associazioni datoriali e sindacali dei restauratori, un sistema di crediti formativi che regolamenti l'accesso alla nuova qualifica di restauratore e di collaboratore restauratore, dando la giusta importanza a percorsi alternativi ed altamente professionalizzanti. I titoli formativi delle scuole di alta formazione, le lauree universitarie, i corsi di formazione delle scuole di restauro e l'esperienza maturata all'interno di imprese operanti nel settore del restauro,soprattutto di natura artigiana, oltre all'esperienza diretta di lavoro, hanno necessità di essere regolamentate e messe a sistema al fine di consentire differenti possibili percorsi di accesso e qualificazione alla categoria dei restauratori o dei collaboratori restauratori.

Cna rimane in attesa di incontrare le istituzioni, così come più volte richiesto, per portare a conoscenza delle proposte qui espresse e per provare a trovare le migliori soluzioni per l'intera categoria. La crisi dei restauratori e del restauro di conseguenza, rappresentano una crisi profonda della cultura italiana, unica chiave a parer nostro per emergere dalla assurda situazione in cui volge il sistema paese.

 

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