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Lettera aperta della Presidente Nazionale FITA

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Roma, 9 dicembre 2011. Con l'ultimo aumento delle accise e con i chiari segnali di una recessione alle porte per l'economia del nostro paese è necessario, quanto urgente, cambiare approccio. Sono tre anni, dal 2008, che incameriamo rialzi continui sul gasolio e i pedaggi, mentre il faticoso percorso dei costi minimi non viene recepito se non in sede legale. Un'opzione quest'ultima che ci vede sempre e comunque costretti a pregiudicare le nostre relazioni commerciali. Le nostre imprese invece non hanno più tempo e soprattutto hanno bisogno di strumenti operativi per contrastare questi continui aumenti.

La vertenza sui costi minimi che, vi ricordo, partì proprio dalla clausola del gasolio, ha di fatto radicalizzato il confronto con la committenza perdendo di vista i costi che realmente incidono e pregiudicano l'operare delle nostre imprese. Il risultato tangibile è noto a noi tutti: nessun costo minimo riconosciuto e tante speranze per qualche accordo di settore che oggi viene definitivamente vanificata dal parere che l'Antitrust ha prodotto qualche giorno fa.

Senza voler qui perdermi in inutili polemiche, brevemente voglio comunque rimarcare l'inconcludenza da parte del passato Governo e del suo Sottosegretario, che dopo essersi fatto assoluto e unico promotore di questo percorso, garantendosi la pace sociale, in fondo alla via si è "dimenticato" di concludere l'iter dell'accordo siglato un anno e mezzo fa, non definendo l'anello più importante: ovvero l'applicazione delle sanzioni a carico dei committenti. Chi oggi si ostina nella difesa di quella colpevole ed ipocrita condotta politica evidentemente tenta ancora di gettare fumo negli occhi.

Di fronte a questo mutato scenario che ci vedrà penalizzati anche sul piano generale da una manovra economica drastica rispetto alla quale noi nulla possiamo, ho inteso riaprire il dialogo con la committenza per ricercare le risposte possibili, in tempi rapidi, a quest'emergenza.

Già a partire dal 25 luglio scorso, con la nostra manifestazione pacifica, tentammo di aprire gli occhi tanto alla politica quanto ai nostri colleghi in Unatras, spiegando quanto ormai il vero problema fossero non solo i costi minimi bensì anche quelli massimi del gasolio e dei pedaggi. A distanza di 5 mesi la situazione è allarmante e sicuramente non può trovare sfoghi risolutivi nell'impianto dei costi minimi così com'è.

Ho ritenuto dunque necessario tornare alle origini di un confronto che, come in Francia ma non solo, ha prodotto già a partire dal 2008 strumenti operativi trasparenti ed efficienti come la "clausola gasolio". Se sono giuste, e lo sono, le rilevazioni sulle incidenze sui costi di gestione, pedaggi e gasolio insieme rappresentano circa il 35-40% dei nostri costi complessivi.

In una situazione normale sarebbe stato ancora possibile ragionare sul resto, ma in questo scenario di complessiva urgenza il dramma vissuto dai noi tutti deve poter portare a casa risultati tangibili e, viste le percentuali, per nulla marginali.

Questa decisione, ne sono consapevole, comporterà critiche tra i colleghi delle altre Associazioni dell'autotrasporto ma la CNA-Fita ha le spalle sufficientemente grandi per sostenere il peso di una scelta responsabile e dettata da motivazioni di assoluta urgenza. Il fatto stesso che in poche ore sia Confindustria, nella persona del suo vice Presidente, quanto Confetra, abbiano prontamente aderito al nostro appello con spirito di collaborazione, rappresenta un implicito riconoscimento del nostro ruolo e peso nella rappresentanza del settore, confermando l'opportunità che questo tavolo, da noi promosso, rappresenta per le nostre imprese. Sarà dunque mia premura informarvi tempestivamente circa l'andamento del confronto che si aprirà già a partire dalla prossima settimana.

Per il presidente di una associazione d'impresa il fermo, oltre ad essere il mezzo estremo, rappresenta anche il fallimento in termini di rappresentanza, dovendo costringere i suoi associati ad esporsi senza rete. Anche per questo ritengo che sia d'obbligo individuare alternative possibili... tentar non nuoce oltre, in questo momento.

Se questa ennesima trattativa, in tempi brevi, fallirà, il fermo sarà la naturale conclusione. Per conto nostro però avremo tentato il tutto per tutto per evitare, responsabilmente, una protesta che a differenza di altre dimostrazioni di dissenso arrecherebbe un pesante danno alla nostra già malconcia economia.

Con stima.
Cinzia Franchini
Presidente nazionale Cna-Fita

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