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"Il futuro non si prevede, si fa": la ricetta di CNA Industria per combattere la crisi

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L'obiettivo è capire i cambiamenti per governarli: a Reggio dal 2008 al 2010, 6.131 dipendenti in meno, in primis giovani, stranieri e artigiani, mentre crescono Fidi, tatuatori e "macchinette"

"Il futuro non si prevede, si fa, basandosi su una profonda conoscenza del presente e sulla capacità di trovare discontinuità e innovazione all'interno dell'impresa stessa".

E' questo il messaggio lanciato dall'economista Guido Caselli, direttore dell'Ufficio Studi e Ricerche di Unioncamere Emilia Romagna, durante il secondo seminario di CNA Industria organizzato presso la sede provinciale di CNA di via Maiella.

Denominati "Dentro la crisi guardando al futuro", i quattro seminari di CNA Industria organizzati con il patrocinio della Camera di Commercio e in collaborazione con il Banco San Geminiano e San Prospero, hanno proprio lo scopo di offrire occasioni di riflessione e confronto sulla difficile situazione economica e finanziaria presente, rispondendo a interrogativi importanti come quello che ha dato il titolo all'incontro con il dott. Caselli: "Come è cambiata l'economia della nostra regione negli ultimi 10 anni senza che ce ne accorgessimo". Il prossimo appuntamento è fissato per martedì 31 gennaio alle 17.30, sempre in via Maiella, con il prof. Richard Keegan che affronterà il tema "Benchmarking per meglio competere nei mercati globali".

"Se Reggio continuasse a crescere a velocità costante - ha detto l'economista - le previsioni per il 2031 parlano di 136mila abitanti in più, di 18 stranieri ogni 100 abitanti, 168 anziani ogni 100 bambini e nove over80 ogni 100 abitanti, il tutto per 19mila fabbricati e 94mila abitazioni in più, con una superficie agricola che si ridurrebbe a meno del 22% del territorio, mentre nel 1990 rappresentava più del 75%. Per fortuna però l'evoluzione di una società non avviene seguendo traiettorie lineari, la crescita di un territorio passa attraverso momenti di rottura e di discontinuità e non si può prevedere con certezza il futuro: per questo l'obiettivo è capire a fondo i cambiamenti del presente e governarli. Il futuro non di prevede, si fa, con scelte forti".

E' in quest'ottica che il dott. Caselli è passato a tracciare un dettagliato quadro della realtà reggiana. "A Reggio Emilia dal 2008 al 2010 si è registrato un calo di 6.131 dipendenti, (-4,4% sul totale), di cui il 25,8% ha meno di 24 anni, il 14,6% ha tra i 25 e i 34 anni e il 13,5% è di origine straniera. Tra gli addetti poi il calo maggiore si è registrato nelle imprese artigiane, con un -7,2%: in sostanza ad aver risentito maggiormente della crisi sono stati i giovani, gli stranieri e gli artigiani". Andando ad approfondire settore per settore poi si nota che a perdere il maggior numero di posti di lavoro sono stati il manifatturiero (-4.801 posti), le costruzioni (-1.496) e il magazzinaggio (-465), mentre a creare nuova occupazione sono stati l'alloggio-ristorazione (+1.498) e la sanità privata e l'assistenza sociale (+449). Ai primi tre posti delle attività emergenti, come proprio dei periodi di crisi, si collocano i Fidi, Consorzi di garanzia collettiva, le attività di tatuaggi e piercing, e la gestione di apparecchi che consentono vincite di denaro funzionanti a moneta o a gettone.

Uscendo poi dall'ottica particolare di settore e categorie sociali per passare a una visione più generale capace di offrire utili suggerimenti a tutte le tipologie di imprenditori, il dott. Caselli, ha individuato nelle imprese cosiddette "resilenti" le più adatte ad affrontare le sfide del futuro. "Le imprese resilienti investono in innovazione organizzativa, sulla formazione e sulla cura dei dipendenti - ha spiegato - Le imprese resilienti che esportano lo fanno in maniera strutturata, aprendo filiali e stringendo accordi, e hanno un management più giovane, dove la discontinuità viene ricercata all'interno delle imprese stesse, nell'innovazione organizzativa e nella cura verso i dipendenti, dove il valore si realizza attraverso la condivisione e ridando il senso a tutto ciò che ruota attorno all'impresa, dall'azione dell'imprenditore a quella dei lavoratori fino ai consumatori finali, e dove il giudizio sulle scelte e sulle azioni non è più circoscritto alla sfera economica ed al criterio della profittabilità, facendo entrare in gioco valutazioni che riguardano il significato, il senso, attribuito all'agire e alle ambizioni personali nonché la loro coerenza con la visione complessiva. Solo così si potrà ricercare quell'equilibrio tra individualismo e collettività che già vent'anni fa era stato individuato da Gaber come il viaggiare tutti su un unico treno ma ognuno con il suo biglietto".


Download del programma dei seminari di CNA Industria
Download della scheda di iscrizione

 

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