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22 maggio
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Un decreto che uccide le imprese e minaccia il futuro energetico del Paese

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L'allarme di Confartigianato e CNA: "Aziende a rischio chiusura"

Il decreto legislativo sulle energie rinnovabili approvato dal governo il 3 marzo scorso ha provocato confusione e incertezza tra gli imprenditori e mette a rischio la sopravvivenza di molte imprese del settore impianti e costruzioni anche nella nostra provincia.

Il grido di allarme arriva da CNA e Confartigianato il giorno dopo l'accorato appello della massima autorità del nostro Paese: anche il Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, ha ricordato l'importanza "di investire sulle energie rinnovabili per coniugare sviluppo e ambiente".

CNA e Confartigianato chiedono che il Governo ci ripensi e ristabilisca regole per dare certezza agli investimenti delle imprese e garanzie all'occupazione. Analoga richiesta è già stata avanzata a livello nazionale nei giorni scorsi dai rappresentanti di Rete Imprese Italia (l'Associazione che da poco più di un anno porta avanti un lavoro comune delle due associazioni dell'Artigianato e della Piccola Impresa, di Casartigiani, di Confcommercio e Confesercenti) nel corso dell'incontro che si è svolto al ministero dello Sviluppo Economico con il ministro Paolo Romani.

Per le due associazioni è fondamentale giungere il prima possibile all'approvazione del nuovo decreto che incentiva il fotovoltaico, senza attendere la scadenza del 30 aprile, e una clausola di transizione che permetta di mantenere fino al 31 maggio 2012 le condizioni previste dalla normativa precedente.

Se così non fosse, sono già diverse le imprese pronte a fare richiesta per la cassa integrazione perché si sono viste bloccare da un giorno all'altro gli ordinativi di impianti fotovoltaici, piccoli o grandi che fossero.

CNA e Confartigianato esprimono forte preoccupazione per la situazione che si è venuta a creare a causa di un provvedimento miope in quanto colpisce in maniera gravissima un settore in crescita sul quale tutta l'Europa sta puntando già da molti anni.

E' inaccettabile - concludono le due Associazioni - che attraverso una crisi indotta, si metta a rischio il lavoro di migliaia di uomini e di donne che in quel settore operano. Bisogna fare un passo indietro rispetto al decreto per farne due avanti nei confronti di aziende e lavoratori.

 

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