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22 maggio
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Il futuro dei giovani sta nel fare Impresa

A partire dai dati della Camera di Commercio, CNA chiede il potenziamento degli stage in azienda e promuove le Reti d'Impresa utili a favorire la crescita delle piccole imprese

In un quadro critico per l'economia dell'Appennino Reggiano, dove il 75% delle aziende dichiara di essere stato "molto" o "abbastanza" colpito dalla crisi, i giovani ripongono la propria fiducia nei piccoli imprenditori, preferendoli di gran lunga a partiti, sindacati, e magistratura.

A dirlo è l'Osservatorio Appennino Reggiano che, dati elaborati dall'Università Cattolica di Piacenza alla mano, rivela che l'82,9% dei 609 giovani studenti degli Istituti Superiori di Castelnuovo ne' Monti intervistati accorda la propria fiducia al mondo delle piccole e medie imprese.

"Un dato che ci onora e che allo stesso tempo ci affida una grande responsabilità - dichiara il presidente provinciale di CNA Tristano Mussini - una proposta immediata per rispondere al desiderio di concretezza rivelato dei nostri giovani è il potenziamento degli stage aziendali, perché fungano sempre più da ponte tra i bisogni dell'azienda e la formazione scolastica. Per allentare la morsa della crisi sull'intero sistema produttivo locale, la ricetta di CNA è puntare sulle Reti d'Impresa, unire le forze andando oltre i confini aziendali per contrastare la crescita dei costi che si attesta sul +34%".

"Quello montano è un Distretto molto coeso e caparbio che a fatica però a risollevarsi dalla crisi _ continua il suo presidente Romeo Ferrari _ il capitale sociale della comunità della montagna è forte e si rispecchia nella fiducia che i giovani ripongono nelle piccole imprese, nel lavoro quotidiano e silenzioso quanto concreto di centinaia di imprenditori. L'obiettivo del Distretto Montagna è creare nuove opportunità di lavoro continuando, tra l'altro, il già avviato confronto con gli Istituti di credito operanti sul territorio. A questo proposito CNA ha dato vita a Prefina, società per facilitare l'accesso al credito".

I dati dell'Osservatorio Appennino Reggiano ritraggono uno scenario fortemente critico che non manca però di mostrare alcune positività come la sostanziale tenuta occupazionale. A fronte di un pesante calo del fatturato del 60%, solo il 16% delle 100 aziende censite ha infatti denunciato un calo dell'occupazione, dato rilevato anche da CNA sulle sue 5.000 aziende censite.

Nonostante la fiducia delle nuove generazioni però una vera ripresa è ancora lunga da venire. Guardando al futuro del fatturato del prossimo biennio, il 43% delle imprese ipotizza che la situazione resterà stazionaria, mentre un quarto degli imprenditori prevede una leggera crescita che va a equilibrarsi con il restante quarto di imprenditori che parla di un leggero decremento. Tra i rischi di delocalizzazione dell'impresa dall'Appennino il 54% degli imprenditori intervistati individua la carenza di infrastrutture viabilistiche, il 52% le difficoltà finanziarie e il 51% la riduzione del mercato di sbocco. Queste percentuali si riflettono nelle priorità di intervento segnalate dalle imprese: per il 74% l'importanza più elevata spetta al potenziamento delle infrastrutture viabilistiche, per il 62% agli incentivi per progetti di ricerca e sviluppo e per il 61% agli incentivi per l'impiego di energie rinnovabili. Sono quindi innovazione e green economy le parole chiave per far ripartire le imprese del Distretto della Montagna, insieme a una seria valorizzazione del settore turistico: il 60,2% dei rispondenti sceglie la voce "difesa e valorizzazione del territorio" come settore con maggiori possibilità di sviluppo per il futuro.

Sempre in un'ottica di impiego e possibilità lavorative sono da leggere le percentuali relative all'adeguatezza degli indirizzi scolastici rispetto ai fabbisogni del territorio: il 59% delle imprese guarda con favore i corsi di studi del ramo alberghiero e ristorazione e il 52% plaude agli indirizzi tecnico industriali. Fa riflettere il 53% delle imprese che definisce "poco adeguati" i percorsi formativi della montagna per il futuro lavorativo e professionale dei ragazzi, mentre lo stesso giudizio chiesto alle famiglie si abbassa al 39,6%.

 

 

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