Vanno sempre dichiarati i ricavi e i redditi effettivamente conseguiti. Gli sds - da soli - non possono essere la base per una pretesa di imposte su ricavi e redditi non conseguiti. «In altre parole, gli studi di settore, non possono e non devono essere applicati apoditticamente». Sono le parole precise di LUIGI MAGISTRO Direttore centrale dell’accertamento dell’Agenzia delle entrate, intervenuto giovedì 2 luglio in una videoconferenza organizzata dalla CNA con 30 sedi territoriali collegate.
Secondo il Direttore dell’accertamento, l’applicazione degli studi di settore costituisce solamente un tassello importante di una operazione più complessa volta a rappresentare il rischio d’evasione di ogni persona fisica. Ha poi aggiunto che specialmente in periodo di crisi non si possono tollerare certi livelli di evasione. Nella diretta video, oltre al Responsabile Ufficio Politiche fiscali CLAUDIO CARPENTIERI è intervenuto anche GIANPIERO BRUNELLO Presidente della SOSE (Società per gli studi di settore). In particolare, quest’ultimo ha spiegato che con riferimento agli artigiani compresi negli studi di settore UG50U e UG75U (semplificando lavori di completamento di immobili), che effettuano prevalentemente lavori nei con fronti di altre imprese, i primi correttivi crisi agli studi di settore potrebbero non essere sufficienti a rappresentare la loro realtà alla luce della crisi economica del 2008.
