A margine della riunione tenuta nei giorni scorsi a Roma dalla Presidenza Nazionale CNA, il Presidente Ivan Malavasi ha espresso un giudizio critico sul decreto approvato dal Consiglio dei Ministri venerdì scorso. Il testo del provvedimento - ha commentato Malavasi - non sembra contenere misure in grado di segnare una forte discontinuità nella linea di contrasto alla crisi finora adottata dal Governo italiano. Occorre un cambio di passo.
Continua a mancare una strategia complessiva di rilancio del Paese, che individui i nuovi assi di sviluppo e che, incidendo sulla struttura del bilancio pubblico attraverso il taglio della spesa improduttiva, possa segnare una reale inversione di tendenza, che contribuisca a modificare il trend di bassa crescita che registriamo da troppi anni.
Manca, quindi, una efficace politica di sostegno della domanda e dei consumi. La maggior parte degli interventi, peraltro, non è di immediata applicazione e non risulta tagliata per la grande maggioranza delle imprese del nostro Paese, quelle piccole.
La riduzione del costo dell’energia sembra addirittura penalizzare i piccoli consumatori rispetto agli altri che già oggi possono operare sul mercato con condizioni agevolate.
La detassazione degli utili reinvestiti, poi limitata ai soli macchinari, esclude gli investimenti tecnologici ed immateriali che sono componenti essenziali nel determinare la competitività delle imprese. Interi settori restano così esclusi dai benefici del provvedimento. Inoltre il ridotto arco temporale di applicazione, che non consente di ricomprendere gli investimenti già realizzati, ne limita l’efficacia anticiclica.
Il tema del rafforzamento della struttura patrimoniale, che sarebbe particolarmente importante per consentire alle imprese di affrontare con maggiore serenità le fasi negative dell’economia, peraltro, non trova spazio nel decreto. La manovra - prosegue il Presidente Nazionale CNA - anche se contiene misure che vanno nella giusta direzione (potenziamento degli ammortizzatori sociali, accelerazione dell’ammortamento beni strumentali, rateizzazione dell’Iva da adeguamento agli studi di settore), non fornisce risposte adeguate in tema di riduzione delle tariffe INAIL, di riduzione degli acconti di imposta e di profondità della revisione degli studi di settore per il 2009.
In merito alla commissione massimo scoperto, il provvedimento legittima le iniziative che le banche avevano avviato a seguito dell’approvazione del decreto 185 che ne aveva determinato l’eliminazione, consentendo alla banche di ricostituire un’inaccettabile rendita di posizione a danno delle imprese.
Le limitazioni alla compensazione dei crediti Iva introducono, inoltre, un ulteriore onere amministrativo ed economico a carico delle imprese.
Il decreto ritorna sul tema finora irrisolto della tempestività dei pagamenti delle amministrazioni pubbliche, rinviando alla legge di assestamento del bilancio l’individuazione delle risorse necessarie.
Occorrono invece – conclude Malavasi - atti immediati e semplici che consentano alle imprese di compensare i debiti e i crediti con la pubblica amministrazione.
