Quaranta restauratori rischiano di chiudere.
CNA Artistico e Tradizionale: “Così ottenere la qualifica è impossibile”.
L’iter di riconoscimento della qualifica di restauratore è un percorso ad ostacoli che rischia di mettere fuori mercato più di quaranta imprese reggiane.
La denuncia arriva da CNA Artigianato Artistico e Tradizionale di Reggio Emilia preoccupata per le sorti delle imprese artigiane interessate dalle nuove norme che regolamentano l’accesso alla professione (Decreto 53/09, Decreto 86/09, Decreto 87/09; Linee Guida applicative; circolari ministeriali 35/09 e 36/09 ) e determinano il riconoscimento delle qualifiche degli operatori del restauro già in attività.
La CNA punta il dito contro la nuova legge che, varata con otto anni di ritardo, ritiene utili per il riconoscimento della qualifica solo i requisiti maturati prima del 2001: in sostanza, chi ha operato in questi otto anni è come se non esistesse dato che la sua esperienza non vale per la nuova legge. In sostanza, i requisiti ritenuti necessari dalla nuova legge, sono sostanzialmente impossibili da recuperare per gli artigiani e per i lavoratori del settore.
“Siamo fortemente preoccupati per il futuro di molte imprese che operano nel restauro o che fanno del restauro un importante elemento della propria attività - afferma Massimo Gandolfi, responsabile dell’Unione Artigianato Artistico e Tradizionale di CNA - le nuove norme pretendono di disciplinare in modo generalizzato e retroattivo una situazione precedente al 2001; mi sembra un intervento tardivo che serve solo a produrre un’ingiusta espulsione dal mercato di tantissimi operatori che hanno maturato in questi anni un bagaglio di competenze professionali altamente qualificate”.
“Oltre a ciò - afferma Antonella Borghi, Presidente provinciale dell’Unione CNA Artistico, per la presentazione della documentazione richiesta, molti giovani imprenditori del restauro sono già in difficoltà in quanto, negli anni precedenti il 2001, si trovavano ad operare con un rapporto di lavoro dipendente. La normativa riconosce questa possibilità ma rende la vita impossibile a chi, forte di un percorso formativo coerente e sano, vuole continuare ad impegnarsi nel campo del restauro”.
C’è poi la questione relativa alla prova di idoneità prevista dal regolamento. La qualifica di restauratore di beni culturali è attribuita, dietro possesso di determinati requisiti, sia ope legis che previo superamento di una prova di idoneità.
“Occorre evidenziare – conclude la Borghi - come gli ambiti di competenza individuati per le prove scritte e per quella a carattere teorico pratico siano eccessivamente ampi. Si potrebbe infatti assistere al paradosso che ad un restauratore di libri si chieda di svolgere la prova di idoneità tecnico pratica su materiale cinematografico, mentre ad un restauratore del vetro potrebbe capitare di agire, in sede d’esame, su beni di metallo”.
“Se la legge resta immutata, sarà molto più si produrrà un’ingiusta discriminazione per molti professionisti e di renderà molto difficile diventare restauratori – conclude la presidente provinciale di CNA Artistico e Tradizionale – per questo è fondamentale che vengano rivisti i criteri di selezione per l’accesso alla prova d’idoneità, e più in generale venga modificato il sistema di valutazione della documentazione dei titoli, la cui validità è indispensabile per operare nel settore".
