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23 maggio
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Malavasi, bene il taglio dell’acconto Irpef. Ma non basta. Ora bisogna allentare la morsa degli studi di settore.

Pubblichiamo l’intervista al Presidente Nazionale Ivan Malavasi apparsa il 15.11 sui quotidiani Il Resto del Carlino, La Nazione, Il Giorno: - Il taglio dell'acconto  Irpef è un primo segnale molto positivo. L'importante è che non resti l'unico».
Il presidente della Confederazione nazionale artigianato (CNA), Ivan Malavasi, sceglie la prudenza nel valutare il passaggio al Senato della legge finanziaria. Anche se non è in finanziaria il taglio dell'acconto Irpef non è cosa da poco. «Noi non abbiamo nascosto di apprezzarlo parecchio. Però aspetto di leggere il testo del provvedimento». Dovrebbe conoscersi domani. «Se si conferma la riduzione dell'acconto dal 99% al 79% sarà una mossa ben fatta». Ha qualche dubbio? «Prima si è parlato di due o tre punti. Poi, sempre a parole, sono diventati venti. Voglio vederlo scritto. Carta canta». Partiamo dal presupposto che non ci saranno sorprese. «Allora il governo merita un applauso per la cosa in sé, e per il senso implicito che la mossa assume». Quale senso? «Il governo ha preso atto, aggiungo finalmente, che la crisi c'è, che sta corrodendo tutto e che il sistema delle imprese deve essere aiutato. Ne deriva che dovrà fare anche i passi successivi». A che cosa si riferisce? «Se la crisi è certificata, diventa automatico rivedere al ribasso gli studi di settore per i lavoratori autonomi come gli artigiani. Sarebbe logico che la riduzione di venti punti per l'acconto Irpef diventi il riferimento pure per gli studi di settore». E se ciò non accadesse? «La riduzione dell'acconto diventerebbe un semplice prestito a tasso zero dello Stato alle imprese. Come curare un infarto con mezza pasticca di aspirina: il paziente muore». Non è troppo tragico? «Da quel che sento in giro, malgrado la riduzione dell'acconto molte piccole imprese non pagheranno nulla, non hanno i soldi». In quali settori? «I cali di produzione più significativi sono stati nel metalmeccanico, nei mobili, nei trasporti, nell'abbigliamento, nelle scarpe». Qualche segno di ripresa, però, c'è. «Direi che abbiamo toccato il fondo. Ora dobbiamo risalire, ma siamo sempre in fondo». Per cui... «Ci sarà ancora da soffrire almeno fino a metà del 2010. Molte aziende chiuderanno, l'occupazione ne soffrirà e i soldi per la cassa integrazione in deroga stanno finendo. Se la riduzione dell'acconto è solo un primo segnale, ok...». In caso contrario? «E' solo un tampone. Con la politica dei tamponi non si va da nessuna parte, si accontenta qualcuno, ma i problemi si aggravano». Che cosa servirebbe? «La prendano da che parte gli pare. Va abbassata la pressione fiscale per tutti: imprese, dipendenti e autonomi, pensionati». Artigiani e microimprese a che cosa suggeriscono? «La revisione degli studi di settore e aumentare la franchigia Irap dagli attuali 9.500 euro almeno a 30mila». L'obiezione di Tremonti e che i soldi non ci sono e che potrebbero saltare i conti pubblici. «Ha ragione, perciò non c'è alternativa a tagliare le spese pubbliche improduttive. Ma lo facciano davvero»
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