Tuesday, November 17, 2020
Dubbi e interpretazioni sugli spostamenti tra comuni: Regione Emilia Romagna fa chiarezza

Da domenica l’Emilia Romagna è zona arancione (rischio elevato per COVID-19) e in queste ore si moltiplicano i dubbi e le interpretazioni sulle norme in vigore sino al 3 dicembre, in particolare sulla possibilità di spostamenti da un Comune all’altro.

Ricordiamo che la Legge individua tre motivi che autorizzano gli spostamenti: il lavoro, la salute, lo stato di necessità. Proprio su quest’ultima definizione si aprono dei quesiti riguardanti soprattutto la possibilità per i cittadini di spostarsi da un comune all’altro per usufruire di servizi aperti (dalla spesa, ai servizi alla persona, a quelli per le vetture, ecc...).

Mentre sulla spesa, una FAQ della Presidenza del Consiglio ha chiarito che per ragioni di convenienza si può andare nel supermercato del Comune attiguo a quello in cui si risiede (il concetto di vicinanza non si applica tra Regioni diverse), sulla possibilità di andare dal proprio parrucchiere/estetista/gommista/lavanderia non c’era chiarezza. Come CNA Reggio Emilia abbiamo girato il quesito al Prefetto.

Nel frattempo, è intervenuta la Regione con una sezione apposita denominata “Spostamenti” in cui viene proibito lo spostamento per questi fini, con l’unica eccezione: l’impossibilità di usufruire di quel servizio nel proprio comune.

Di seguito trovate il link dove la questione viene chiarita.

Visti i tanti dubbi che circolano a seguito dell’entrata in vigore dell’Ordinanza regionale del 12 novembre e dell’ultimo Decreto del Governo, a cui si è succeduta la circolare del Ministro per la Salute che sabato scorso ha cambiato in arancione il “colore” del territorio emiliano romagnolo, riteniamo opportuno riportarvi di seguito i link con le principali domande e risposte in merito ai contenuti delle norme in vigore, delle aperture e delle chiusure di diverse categorie di attività:

Tra l’altro, per il solo territorio del Comune di Reggio Emilia, incombe un’altra possibile incognita legata alle chiusure delle attività commerciali nei giorni festivi e prefestivi; in vista dell’imminente festa del Patrono (San Prospero, martedì 24 novembre). Da una prima lettura parrebbe che le attività commerciali non alimentari nei centri e nelle gallerie commerciali dovranno rimanere chiuse il giorno del Patrono e anche il lunedì precedente, inteso come prefestivo. Anche in questo caso si attende conferma dalle Istituzioni.

Tutte queste limitazioni pongono seri problemi di sostenibilità e resilienza delle imprese: se da un lato è comprensibile l’azione del Governo e delle Istituzioni territoriali per arginare la seconda onda di contagi, dall’altra non si può sottacere che servono misure veloci e importanti per far fronte alla situazione di emergenza ed evitare la chiusura di tante attività. Per questa ragione CNA nazionale è intervenuta per chiedere che i criteri di assegnazione dei Ristori vengano ripensati, basandosi sul fatturato e non sul codice attività (ATECO), perché se è vero che molte attività sono chiuse è altrettanto reale il danno subito da attività aperte ma non raggiungibili dai clienti.

Così come serve più velocità delle misure di sostegno; è notizia di questi giorni il fatto che il settore del trasporto persone, che non lavora dalla scorsa primavera, vive ancora di promesse per l’assenza dei decreti attuativi del “Cura Italia”. E ciò è inaccettabile, come ha sottolineato la nostra CNA, per voce del presidente della FITA reggiana.